Foto: diga galleggiante del porto Hercule – Principato di Monaco
Soluzioni alternative alle dighe tradizionali
Il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha lanciato un appello alla ricostruzione delle dighe dei porticcioli liguri danneggiate dalle recenti mareggiate, in quanto queste non devono proteggere solo i porti, ma, spesso, anche i centri abitati. Aggiunge: “Non è chiaro come le difese costiere dei porti possano essere inserite nelle somme urgenze che i sindaci metteranno in campo”.
Sull’onda dell’urgenza di trovare una soluzione la più veloce possibile, si stanno profilando proposte che sono in assoluto contrasto con le caratteristiche della velocità dell’intervento e della sua affidabilità.
Qualcuno propone la realizzazione di barriere soffolte (barriere in cemento armato poste a circa 100 metri dalla costa e parallele ad essa con la superficie a circa un metro sotto il livello marino n.d.r.) e tetrapodi a pelo d’acqua per la protezione delle coste, ma, secondo quanto dichiarano esperti del settore, le barriere soffolte non sono in grado di fermare, così come i tetrapodi utilizzati similarmente, le mareggiate della forza di quelle che hanno devastato recentemente le coste liguri a ponente e levante.
L’altezza dell’onda al di sotto il pelo libero (per via della sinusoide caratteristica dell’onda) è la metà dell’altezza totale, per cui nelle recenti mareggiate in Liguria, che hanno registrato onde sino a 9 mt nel loro punto più critico di Capo Mele (vedi dichiarazione Capitaneria di Porto di Imperia al TG3 Regionale del 08/11) questa sarà stata al massimo di 4,5 mt. La massicciata in barriere soffolte o in tetrapodi fino al fondo marino non solo è, quindi, inefficace per contrastare l’onda incidente, ma è anche un costo inutile.
La soluzione più veloce e sicura è già stata sperimentata e collaudata circa 75 anni fa in occasione dello sbarco in Normandia, situazione che richiedeva il massimo di velocità nella realizzazione e la massima sicurezza della sua affidabilità, date le condizioni nelle quali si stava operando in quei drammatici momenti.
In quell’occasione, per proteggere le navi dello sbarco, furono costruite dighe frangiflutti con cassoni, ancorati sul fondo marino, che hanno resistito, senza alcun intervento e manutenzione, sino ai nostri giorni.
Questa soluzione potrebbe essere puntualmente ricopiata, costruendo una o più dighe galleggianti lungo la costa ligure, a difesa sia dei porti, sia della costa (come Portofino, ad esempio), che non necessitano di creare enormi massicciate alla loro base e contrastano l’effetto della violenza delle onde.
Questo tipo di dighe hanno costi molto inferiori rispetto a quelle tradizionali e sono realizzabili in minor tempo: tanto per fare un esempio, la diga foranea frangiflutti prevista per il Porto di Genova Sampierdarena costerà 1 miliardo di Euro e ci vorranno 12 anni per la sua realizzazione. La stessa diga, costruita sulla tecnica di quelle dello sbarco in Normandia, costerebbe (in base a calcoli fatti dall’Università di Delft, la più accreditata organizzazione scientifica sulle opere marittime a livello mondiale) 350 milioni di Euro e richiederebbe solo 3 – 4 anni per la sua realizzazione.
Nel caso, ad esempio, della riparazione della diga di Rapallo, l’intervento in emergenza per tamponare il tratto demolito dalla mareggiata richiederebbe pochissimo tempo e costerebbe almeno 1/3 rispetto al costo preventivato.
A conforto della tenuta della soluzione della diga galleggiante nei confronti delle mareggiate che hanno distrutto o fortemente lesionato le dighe dei porticcioli del levante e ponente genovese, basta fare riferimento alla diga galleggiante di Montecarlo, funzionante da ben 15 anni, che ha supportato nei giorni scorsi senza alcun danno mare con onde fino a 7,2 metri di altezza, quello che ha causato danni alle dighe dei porticcioli liguri.
Per dovere di cronaca, l’impatto ambientale e visivo delle barriere soffolte è nullo, mentre quello di una diga frangifrutti galleggiante è evidente, ma la stessa se viene posizionata più al largo rispetto a quelle tradizionali produce meno impatto visivo e attienee gli stessi risultati.
La tecnologia usata in Normandia può essere ulteriormente migliorata con alcuni accorgimenti tecnici che riducono lo sforzo sulle catene di ancoraggio e ne riducono ancor più il costo.
© GENUOVA – 10/11/2018
