La Liguria è la Regione che ha l’indice di povertà assoluta più alto rispetto alle altre Regioni italiane. (Vedi Rapporto della “Banca d’Italia sulle Economie Regionali – 7 giugno 2018”)
“Le famiglie liguri si differenziano dalla media italiana da un lato per una ricchezza pro capite molto elevata, determinata dalle alte quotazioni degli immobili residenziali ubicati in Regione, e per un contenuto indebitamento finanziario in rapporto al reddito disponibile; dall’altro per l’alta incidenza dei nuclei familiari in povertà assoluta, che secondo i dati disponibili più recenti è più che doppia rispetto al dato nazionale”…. “
“Le famiglie liguri si differenziano dalla media italiana da un lato per una ricchezza pro capite molto elevata, determinata dalle alte quotazioni degli immobili residenziali ubicati in Regione, e per un contenuto indebitamento finanziario in rapporto al reddito disponibile; dall’altro per l’alta incidenza dei nuclei familiari in povertà assoluta, che secondo i dati disponibili più recenti è più che doppia rispetto al dato nazionale”…. “
Di fronte a questa situazione, il Sindaco Bucci dichiara (vedi il Secolo XIX del 13/11/2017)
“La crisi continua a colpire …. Si cresce soltanto se si portano investimenti e se si portano posti di lavoro, e proprio lì che stiamo lavorando. Gli investimenti devono arrivare a Genova per creare posti di lavoro, a livello di industrie. Dobbiamo fare in modo che vengano qui a Genova ad investire, abbiamo tante aziende interessate a noi, perché si sta cominciando a capire che investire qui conviene ….. Costruiamo il futuro, possiamo fare qualcosa di buono per la città e per chi ci abita. Vorrei che queste aziende pensassero a mantenere posti di lavoro e a crearne ancora di più. Bisogna lavorare in quest’ottica, altrimenti saremo sempre costantemente a pensare di recuperare i posti di lavoro. Dobbiamo pensare a come farne dei nuovi altrimenti non cresciamo, e se questo non avviene, Genova non può tornare ad essere la più grande città del Mediterraneo”.
“La crisi continua a colpire …. Si cresce soltanto se si portano investimenti e se si portano posti di lavoro, e proprio lì che stiamo lavorando. Gli investimenti devono arrivare a Genova per creare posti di lavoro, a livello di industrie. Dobbiamo fare in modo che vengano qui a Genova ad investire, abbiamo tante aziende interessate a noi, perché si sta cominciando a capire che investire qui conviene ….. Costruiamo il futuro, possiamo fare qualcosa di buono per la città e per chi ci abita. Vorrei che queste aziende pensassero a mantenere posti di lavoro e a crearne ancora di più. Bisogna lavorare in quest’ottica, altrimenti saremo sempre costantemente a pensare di recuperare i posti di lavoro. Dobbiamo pensare a come farne dei nuovi altrimenti non cresciamo, e se questo non avviene, Genova non può tornare ad essere la più grande città del Mediterraneo”.
La crisi denunciata da Sindaco e Banca d’Italia si è ulteriormente amplificata a seguito del crollo del ponte Morandi.
L’attenzione del Governo e di tutta la città è comprensibilmente monopolizzata emotivamente dalla ricostruzione del Ponte Morandi, ma Genova non può fermarsi qui.
Anche se avessimo il Ponte domani mattina, questo consentirebbe, di ripristinare una situazione di “normalità”, ma non risolverebbe assolutamente la crisi dell’economia ligure e delle famiglie in povertà assoluta nella Regione.
Anzi, il pensare unicamente al ponte Morandi allontanerebbe in là nel tempo le opportunità di sviluppo che possono proporsi a Genova.
Il nostro obiettivo è quello di contribuire a porre fine all’emergenza, ma anche di tentare, come dice il Sindaco, di attrarre investimenti per creare posti di lavoro nel tessuto industriale a Genova, “perché investire qui conviene”.
E’ con questo spirito che GeNuova sostiene sia l’idea di perseguire una alternativa all’emergenza generata dal crollo del ponte Morandi, che consenta di superare il più velocemente possibile il dramma conseguente alla congestione del Ponente Genovese e della ValPolcevera, sia la proposta di dare nel breve e medio termine una soluzione per lo sviluppo economico ed occupazionale della città, con investimenti in attività industriali.
L’attenzione del Governo e di tutta la città è comprensibilmente monopolizzata emotivamente dalla ricostruzione del Ponte Morandi, ma Genova non può fermarsi qui.
Anche se avessimo il Ponte domani mattina, questo consentirebbe, di ripristinare una situazione di “normalità”, ma non risolverebbe assolutamente la crisi dell’economia ligure e delle famiglie in povertà assoluta nella Regione.
Anzi, il pensare unicamente al ponte Morandi allontanerebbe in là nel tempo le opportunità di sviluppo che possono proporsi a Genova.
Il nostro obiettivo è quello di contribuire a porre fine all’emergenza, ma anche di tentare, come dice il Sindaco, di attrarre investimenti per creare posti di lavoro nel tessuto industriale a Genova, “perché investire qui conviene”.
E’ con questo spirito che GeNuova sostiene sia l’idea di perseguire una alternativa all’emergenza generata dal crollo del ponte Morandi, che consenta di superare il più velocemente possibile il dramma conseguente alla congestione del Ponente Genovese e della ValPolcevera, sia la proposta di dare nel breve e medio termine una soluzione per lo sviluppo economico ed occupazionale della città, con investimenti in attività industriali.
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